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Clamoroso successo di Faber per Tenco: a grande richiesta, si punta ad una replica

Una serata di emozioni, ad iniziare da quelle degli organizzatori, preoccupatissimi dalla quantità di prenotazioni pervenute, che hanno indotto ad utilizzare il numero chiuso, nel rispetto delle norme di sicurezza. Causa evidente, un limite di previsione, che ha mostrato l’inadeguatezza della pur splendida cornice del sotterraneo del Baluardo S. Regolo. Tante persone sono rimaste in piedi e lontane dal palco; altrettante sono state mandate via, con molti e comprensibili mugugni. Da qui la domanda di una replica, che al termine i tre assessori presenti (Vicesindaco, Cultura, Urbanistica) e il presidente dell’Opera delle Mura hanno fatto propria.

All’inizio del concerto il presidente di Animando ha chiesto il silenzio e la rinunzia agli applausi, riservati alla fine. Il pubblico è rimasto fedele al mandato.

Così, nel silenzio e nell’ombra, con una suggestiva proiezione sui muri del sotterraneo, è apparso De André in un video RAI del 1967 con Preghiera a gennaio, scritta per la morte dell’amico, una delle “canzoni” più struggenti e poetiche di Faber. Poi è entrato in scena Annese Pantaleo, interprete di Fabrizio, che ha immediatamente magnetizzato il pubblico, con un monologo rivolto all’amico Luigi, che ha tracciato le tappe della loro amicizia, partendo a ritroso dalla visita all’obitorio di Sanremo e dagli intensi giorni di dolore successivi – dai quali scaturì la poesia catartica della Preghiera, per poi rievocare le vite parallele, le donne, gli amici di Genova, gli anni 60 del boom, l’antimilitarismo, la partecipazione attiva alla rivolta giovanile.

Ed ecco irrompere la musica, con la Ballata dell’eroe, cantata da Faber/Annese e completata nella seconda strofa da Tenco/Effenberg, che entra in scena quasi come un’ombra e poi intona “Io lo so già”, un pungente manifesto contro la morale borghese. Tenco non parla, solo canta la sue canzoni, introdotte dal monologo dell’amico, che ricorda le tante cose che li univano e che avevano condotto al progetto di fare un lavoro assieme, fondato sulla profonda convinzione di svolgere un’attività culturale alta, di essere artisti e non strumenti dell’industria discografica. E qui De André ha cantato le sue canzoni genovesi della prima ora e Tenco, il più politico dei due, E se ci diranno, con Effenberg che alla chitarra ne ha fornito una convincente versione dylaniana.

Faber ha poi introdotto il tema dell’amore, che divorava ambedue, marcando una predilezione per le canzoni d’amore di Luigi rispetto a quelle di protesta, e, per introdurle, ha intonato la sua bella e popolare canzone su un amore finito, La canzone dell’amore perduto, lasciando poi lo spazio a Tenco per le sue immortali Mi sono innamorato di te, Ho capito che ti amo, Angela, Io sì, infilate una dietro l’altra. La verità di Luigi, però, ha detto Faber, sta  in tre canzoni – le più pregnanti per la sua visione del mondo, che coniuga un idealismo quasi ingenuo (Ragazzo mio), con la disperazione (Vedrai, vedrai) e finisce nella desolazione e nel glaciale disincanto (Un giorno dopo l’altro): una visione controcorrente e pessimistica, singolare nello stordimento consumistico ed entusiastico degli anni Sessanta, del boom e del futuro ridente.

Dopo 14 brani arrriva la scena conclusiva: si abbassano le luci e un nuovo video col sottofondo di “Se potessi, amore mio”, con la voce calda e le immagini vive di Tenco, porta l’emozione al massimo, sostenuta in fine dalla ripresa orchestrale di Preghiera in gennaio.

E qui, compressi a stento fino ad allora, sono partiti i lunghi applausi, che hanno salutato gli artisti: una ovazione per Pantaleo Annese, vero pilastro della serata, con la sua recitazione così intimamente partecipata e con performance vocali straordinarie; per Effenberg (che pure ha faticato a entrare nel mondo tenchiano); per l’orchestra, impeccabile sotto la guida del giovane M° Jacopo Phelan, supportato da    giovani e abili strumentisti; per la regia di Nicola Fanucchi, prolifica di invenzioni teatrali, e per gli ideatori, Di Grazia e Pezzopane, novizi e stupefatti autori dei testi.

Animando si adoprerà con determinazione per una replica cittadina, che superi i limiti della messinscena, individuati anche nella pur bellissima location e nel service acustico, non all’altezza dei bisogni. Con le necessarie migliorie, sarà un nuovo evento che la città si merita. E sarà un nuovo successo!

Su YouTube una sintesi video dell’evento; in calce una sintesi fotografica.

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